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Il salnitro
Lunghe e complesse erano al produzione e la raffinazione del
salnitro, almeno fino agli inizi dell'Ottocento, quando si
sfruttarono i depositi di nitrati del Sud America. I letti
nitrosi dovevano contenere materie organiche animali o vegetali
in decomposizione, una base alcalina o calcarea e sufficiente
umidità, ad una temperatura compresa tra i 15 ed i
40 gradi. Il tempo di formazione del salnitro era lunghissimo.
Ad esempio, i letti nitrosi utilizzati in Sicilia erano composti
da strati successivi di terra calcarea mescolata con letame,
ceneri, calcinacci, per l'altezza di circa un metro e mezzo,
innaffiati per un anno con colature di letamaio, orine di
stalla e acque di sapone o di lisciva che apportavano potassio,
e rimossi frequentemente con tridenti per aerarli. L'odore
doveva essere terrificante, in grado di stroncare intere famiglie
di puzzole. Trascorso l'anno, l'innaffiamento si operava con
sole acque liscivate, e per altri sei mesi il mucchio veniva
periodicamente rivoltato. Al termine di tre anni la nitrificazione
era completa e la resa era di 1-1,5 chili di salnitro per
metro cubo. I materiali nitrificati venivano raccolti in cassoni
disposti in tre ordini, ad altezze diverse in modo che l'acqua
di raccolta potesse colare dagli uni agli altri. I materiali
già lavati due volte erano posti nel cassone in alto,
per la terza lavatura. I cassoni venivano riempiti d'acqua,
che si lasciava per 12 ore e veniva poi spillata ed inviata
al secondo cassone, per altre 12 ore, e così via. L'ultima
acqua, detta acqua di cotta, o acqua madre, fino alla fine
del Settecento era fatta passare attraverso uno strato di
cenere di legna inumidita e compressa, ricca di potassio,
ottenendo che i nitrati di calcio e di magnesio si trasformassero
in nitrato di potassio, con precipitazione di carbonati di
calcio e magnesio. Il salnitro così formato rimaneva
sciolto nell'acqua insieme a cloruri di potassio e di sodio.
L'evaporazione dell'acqua, in grandi caldaie, faceva precipitare
i cloruri, e la soluzione concentrata di salnitro veniva versata
in grandi vasi di rame, in cui cristallizzava. I residui terrosi
lavati venivano rimandati alle nitriere per la formazione
di nuovi letti. Anche il nitro grezzo dell'isola di Ceylon
veniva trattato allo stesso modo, lavandolo in presenza di
ceneri e cristallizzando il liquido risultante. Dagli inizi
dell'Ottocento le acque madri erano invece trattate con una
so-luzione di carbonato si potassio, ottenendo una miglior
resa. Una importante fonte di nitrati fu poi scoperta in immensi
depositi di nitrato di sodio del Perù, che fornivano
il cosiddetto Nitro del Cile. Facendolo reagire con cloruro
di potassio si otteneva una soluzione di salnitro e sale da
cucina, che si potevano separare per precipitazione. La cristallizzazione
della soluzione residua dava il salnitro grezzo. Il cloruro
di potassio era ricavato da ceneri di alghe o da residui di
melassa da barbabietola, o concentrando l'acqua di mare. Il
cloruro di sodio a mano a mano precipita, mentre il cloruro
di potassio si concentra. La fonte più importante se
ebbe però con la scoperta, nel 1839, di importanti
depositi naturali di questo sale nei pressi di Stassfurt,
in Prussia. Con i progressi della chimica, nell'Ottocento
il nitrato di sodio lo si sarebbe potuto anche fabbricare,
ma risultava molto più conveniente l'utilizzo dei giacimenti
sudamericani. Non troviamo traccia, invece, di procedimenti
chimici per la fabbricazione del cloruro di potassio. In ogni
caso, il salnitro ottenuto con uno qualsiasi dei procedimenti
esposti, sia che provenisse dalle nitriere naturali od artificiali
che dai depositi, era grezzo ed impuro. Benchè nei
primi tempi lo si utilizzasse così come era, almeno
per fare le polveri comuni (ma il Della Fratta suggerisce
di usare quello di muro, più puro), era inadatto alla
produzione di polveri fini, e doveva essere raffinato prima
dell'uso Quanto fosse importante la raffinazione del salnitro
è dimostrato dall'attenzione che vi ponevano i migliori
scienziati dell'epoca, al punto che strumenti di misura appositi
vennero costruiti da Riffault e da Gay-Lussac. Il processo
di raffinazione ha lo scopo di separare i cloruri di sodio
e di potassio, che sono molto igroscopici ed altererebbero
la qualità della polvere. In sostanza, il nitro grezzo
veniva lavato con soluzioni sature di salnitro, che con-servavano
la capacità di sciogliere gli altri sali. A questa
lavatura seguiva una cottura in grandi caldaie, allo scopo
di far precipitare il cloruro di sodio che veniva così
separato, la cristallizzazione in appositi vasi ed una successiva
lavatura del nitro raffinato. Dopo l'asciugatura che avveniva
riscaldando l'aria di grandi camere nelle quali il nitro era
disposto su telai piani, il prodotto essicato, che non doveva
contenere più dello 0,5% di umidità, era burattato
in grandi bottali e setacciato attraverso una tela di bronzo.
L'analisi del prodotto raffinato era effettuata con soluzioni
titolate di nitrato d'argento, e serviva ad accertare che
i cloruri residui non superassero una parte su 3000. Avuti
così tutti i componenti puri, la fabbricazione della
polvere poteva aver inizio.
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