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Lo zolfo
Non molto più complessa era la preparazione dello zolfo, mentre era particolarmente delicata la preparazione del nitro, almeno fino a quando non ci si avvalse dei cosiddetto "nitro del Cile", da depositi naturali di nitrati di sodio. Lo zolfo, ricavato in alcune parti della Germania ed in Svezia dal trattamento dei solfuri, era invece estratto allo stato nativo in Italia, Spagna, Slesia, Polonia e molte altre nazioni. Lo zolfo nativo fu sempre la sorgente più importante per l'industria. Esposto al calore, lo zolfo fonde alla temperatura di 111 gradi, trasformandosi in un liquido trasparente e scorrevole di color giallo chiaro; a 400 gradi bolle, ed a 460 gradi produce dei vapori giallastri che raffreddandosi si solidificano in una polvere finissima, conosciuta col nome di fiori di zolfo. Le operazioni citate devono avvenire in assenza d'aria, perché in presenza di ossigeno lo zolfo prende fuoco alla temperatura di 250 gradi, sviluppando anidride solforosa. L'estrazione e la raffinazione dello zolfo erano relativamente semplici. La prima raffinazione la si otteneva in miniera, con sistemi che andavano dalla semplice fusione del minerale nei calcaroni ad una prima distillazione. In Sicilia, dove il minerale era molto ricco, si procedeva solitamente ammassandolo in cumuli coperti di terra in cui si lasciavano cavità verticali in funzione di camini. Dato fuoco al minerale, dopo circa 12 ore i camini venivano chiusi e la combustione si propagava lentamente dall'alto verso il basso, liquefacendo lo zolfo che veniva spillato dalla base del cumulo. Se poi il minerale era particolarmente ricco lo si faceva semplicemente fondere in grandi caldaie, schiumandolo per separare le impurità più leggere, mentre quelle più pesanti di depositavano sul fondo della caldaia. Il procedimento più moderno, in uso nell'Ottocento, consisteva in una grossolana distillazione del minerale. Un grande forno in muratura conteneva delle giare chiuse piene di minerale, che comunicavano a mezzo di tubi con altre giare simili, esterne al forno, dove lo zolfo già in buona misura raffinato si raccoglieva. La raffinazione dello zolfo grezzo avveniva, fino alla metà dell'Ottocento, facendolo fondere a fuoco lento, con frequenti riposi, schiumandolo più volte a decantandolo in barili. Dalla metà dell'Ottocento in poi avvenne per distillazione. La differenza rispetto al semplice processo di estrazione consisteva nel fatto che i vapori di zolfo finivano, anzichè in giare esterne al forno, in una camera di condensazione riscaldabile. Questo permetteva di ottenere zolfo liquido, condensato successivamente in pani, se la temperatura della camera era mantenuta a 115 °C, e fiori di zolfo se essa era inferiore ai 110 °C. La presenza di arsenico, che conferiva al prodotto un colore A arancio-rossastro, rendeva lo zolfo inadatto alla produzione della polvere, e lo zolfo migliore allo scopo era quello in pani.

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