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LA POLVERE NERA
Invenzione, storia e tecnologia

di “Bonaventura” da Arimino

Nessuno può dire con esattezza quando fu scoperta la prima miscela propulsiva, ma una cosa è certa: tanto per incominciare, nei secoli in cui la si usava la polvere nera non si è mai chiamata così.
Il nome che oggi le viene dato risale agli inizi del nostro secolo, quando si dovette distinguerla dalle polveri cosiddette senza fumo, o nitrocomposte; prima infatti si conosceva un solo prodotto, valido per i cannoni, gli archibugi ed i lavori minerari, che era noto semplicemente come “polvere da sparo”.
Detto questo, a quando risalga l’invenzione della primigenia polvere da sparo rimane un mistero, anche se gli antichi cinesi conoscevano miscugli esplosivi in grado di produrre una emissione rapida di enormi quantità di gas e quindi capaci di sviluppare notevoli energie di spinta.
Vi sono poi riferimenti a civiltà come quella araba e bizantina, e in ogni caso il filone greco-arabo sembra il più accreditato, in quanto arriva fino ai due maestri medievali Ruggero Bacone e Alberto Magno.
La discussione sull’argomento potrà continuare a lungo tra gli studiosi, ma per ora quello che abbiamo stabilito con certezza è che l’invenzione della polvere avvenne con tutta probabilità in Europa, in un periodo compreso verosimilmente tra il 1225 ed il 1250. Sappiamo che il salnitro era conosciuto in Europa intorno al 1250, il “Liber Ignum”,di Marcus Grecus, probabilmente una traduzione di un’opera araba della metà de XIII secolo, descrive sia il salnitro che la polvere da sparo, e contiene ricette sia per composti incendiari che per la polvere da sparo nella sua forma più rudimentale.
Il francescano Ruggero Bacone, fra i suoi scritti, pubblicò una formula per la fabbricazione della polvere da sparo; egli descrive nel 1268 l’esplosione della polvere che “ tuona e lampeggia” e ne dà la composizione.
Bacone non fu però l’inventore, ma con ogni probabilità fu solo colui che raccolse notizie da fonti precedenti, alcuni sostengono migliorando una formula araba, le rielaborò e le pubblicò: sette parti di salnitro, cinque di carbone di legno di nocciolo e cinque di zolfo.
Riuscì a scoprire che, se la polvere pirica è racchiusa in un recipiente rigido, l’effetto è maggiore: inoltre insegnò perfino le operazioni atte a purificare il salnitro, atto importante ai fini dell’efficacia. Le opere di Bacone in cui si parla della polvere da sparo sono del 1257 e del 1265; e con questo abbiamo fatto chiarezza sulla leggenda di Bertold Schwartz, il monaco tedesco che avrebbe inventato la polvere nera intorno alla metà del XIV secolo; come abbiamo visto era nota quasi un secolo prima, e al massimo si può dire che portò la polvere pirica in Svizzera: il leggendario monaco nero probabilmente non è mai esistito.
A questo punto abbiamo delineato verosimilmente il periodo in cui venne alla luce la polvere nera propriamente detta, anche se rimangono interrogativi e paternità sulla scoperta, e per chiudere definitivamente la questione mi avvalgo di una citazione:'

“ La polvere da fuoco, questo trovato meraviglioso che cambiò la faccia al mondo, questo mezzo potente di guerra che signoreggia la forza brutale e uguaglia le condizioni dei combattenti dando la prevalenza alla forza morale ed al sapere, non uscì di getto dal cervello di un genio, né fu opera del caso. Come in tutte le grandi scoperte che onorano la mente umana, l’invenzione della polvere non è
che il prodotto della cooperazione di moti intelletti che nel corso dei sA?u?I?3??????ecoli lavorarono per un medesimo scopo. Il fortunato che dà l’ultimo tocco allo sviluppo di una idea attorno alla quale studiarono ed operarono più generazioni, il fortunato che trova quel nonnulla che basta a compendiare il lavoro de’ suoi precursori e a dar vita all’edificio modellato e man mano migliorato da chi lo precedette, quel fortunato è colui che raccoglie la palma di tante fatiche, di tante prove, di tante angosciose ricerche, generalmente associa il suo nome glorioso alla nuova invenzione.”

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