|
|
|
Matteo “Orso”
capitano della Compagnia e studioso delli costumi delle antiche
genti, è protetto da una ribalda della classe delle
celate e da un’armatura pesante di produzione italiana;
possiede a seconda del tipo di battaglia una storta all’italiana,
uno stocco ad una mano e mezza ed un martello d’armi
di stile germanico ma fabbricato in italia, infine due daghe:
una è “la daga del comando”, tramandata
da capitano a capitano; l’altra dono del conte veneziano
de Cervia per aver contribuito alla defesa della civitas da
li pirati. Proprio in quella battaglia si narra che rimase
de gelo quando, dopo aver lanciato l’urlo di guerra
“SANTO MARTINO!”, vide i propri fanti falciare
i nemici gridando “INO INO!!!”

Raffaella “Tigna”
addetta alla difesa dello campo et a li refornimenti porta
con sé la sua fedele daga a rondelle, mentre nel suo
tascapane tra le poche monete si trova l’ago ed il filo
che han salvato camise, farsetti e calzabraghe male sopravvissute
ai combattimenti. Prima di unirsi alla Compagnia in cerca
di avventura pare abbia seguito degli studi artistici de letteratura
et de desegno.
Si dice che, mentre la compagnia razziava un paese appena
conquistato, abbia gridato “NON UCCIDETELI TUTTI!!!
ALMENO QUALCHE UOMO LASCIATEMELO!!!”

Paola “Urbinate”
responsabile dello campo, porta alla cintura le chiavi di
tutte le casse della compagnia e le difende con la sua daga
a rondelle. E’ stata garzona presso uno iudice per lungo
tempo e perciò oggi conosce alla perfezione l'intero
corpus de la lex italica; per codesto motivo la iusticia che
preferisce è senz'altro la sua: sembra che una volta
vedendo un fante più affamato degli altri allungare
le mani lerce sulle focacce da lei appena cotte lo minacciò
dicendo “QUELLA MANO TE LA BUCO!”. A dispetto
de codesto episodio viene estimata all'interno della Compagnia
per lo suo spirito et amore materno, sempre che l'innato desiderio
di organizzazione et la propensione per lo comando non prendano,
ahinoi, il sopravvento.

Ettore “Mazzocco”
servente alla bombarda, non presenta nessuna difesa oltre
il proprio elmo, una celata all’italiana aperta per
essere libero nei movimenti di carica della bombarda; le sue
armi sono una daga a rondelle ed una storta all’italiana
entrambe molto utili all’interno di una mischia. I genitori
hanno cercato una istruzione per lui sotto un notaro ma ha
abbandonato tutto per seguire la Compagnia. Raccontano che
all’assedio di Montecerignone, quando il capo artigliere
gli ordinò di riposizionare meglio la bombarda lui
rispose “LA BOMBARDA!?.....CHE LAVORO SCHIFOSO!!!”

Marco “Bonaventura”
il suo padre è un mercante de instrumenta per ciarusico
e prima che conoscesse la compagnia lavorava come garzone
per lui. Uomo d’arme, presta anche il ruolo di servente
nelle necessità della pugna, difeso innanzitutto dalla
sua fortuna e, se non bastasse, da un’armatura pesante
di produzione italiana; la testa è protetta da una
celata alla veneziana con apertura a T a cui è stata
aggiunta una ulteriore difesa in maglia di ferro; possiede
una spada a una mano e mezzo, una storta all’italiana
e una daga trovata sul cadavere di un fante mercenario inglese
alla fine di una scaramuzza con le truppe dei Montefeltro.
Si dice che a quel punto avesse risposto agli avidi sguardi
dei suoi compagni così: “HUE' HO TAFFAGNATO UN
SACCO PER AVERLA!!!”

Antonio “Vitellozzo”
capo artigliere, protetto da un’armatura pesante di
produzione italiana; l’elmo è una barbuta a U
rovesciata sotto la quale indossa un camaglio come ulteriore
protezione del collo; al fianco porta una storta all’italiana
(una delle sue armi preferite) ed una daga di fattura pregevole
forgiata con le sue stesse mani. Quando non è impegnato
nelle lavorazioni dell’uva in un podere dei suoi avi
in quel di Verucchio si dedica alla nobile arte del ferro
forgiando feroci bocche
da fuoco. Durante l’assedio della rocca di Montefiore
si dice che, dopo aver visto crollare le mura nemiche sotto
i colpi della sua bombarda, abbia esclamato “AH E’
UN LAVORO MOLTO BELINO!!!”

Marco “Lanciotto”
Il più iovine de la Compagnia, arruolato in vertude
delle sue doti di tiratore, pare abbia trafitto con la sua
lancia al primo colpo un caballo de razza orientale rivelatosi
poi non creatura vivente, ma un'effige in legno e carta. La
sua fama è dovuta soprattutto ai suoi trascorsi amorosi,
non sempre felici: accadde in quel di Cesena che una leggiadra
donzella da lui concupita lo tenesse a bada prima con poderoso
morso nelle terga e in seguito con efficace pedata nella faccia,
eppure, il prode ottenne la sua vendetta quando, durante la
sanguinosa battaglia per la defesa de la stessa città,
se la ritrovò davanti quale inimica e, ahilei, la freddò
senza pronunciar uno motto.

Chiara “Donna Clara”
addetta alla defesa de lo campo et de lo foco et studiosa
de li sui antichi avi logobardi; è avvezza all’uso
della sua daga che porta al fianco, ma aspira ad usare spade
e quant’altro di più efficace. Si dice che nell’assedio
di Fano abbia spaventato un fante nemico solo con un ringhio
“GRRRRRR!!”
Luana “Donna Loana”
addetta alla cusina, esperta nella sacra arte dello mattarello
ma altrettanto abile alla defesa dello campo. Anco parla la
strana lingua delli alemanni, infatti sembra che, mentre aiutava
come traduttrice durante la contrattazione con un capitano
mercenario tedesco, alla richiesta del prezzo esoso da versargli
esclamasse “NAIN MANGIACARTOFEN SPARIREN!!!!”

Luca “Messer Favella”
Approdato alla Compagnia con il suo spirito inafferrabile
ha imparato in ben poco a maneggiare ed usare la più
infernale delle (altrui) invenzioni… la polvere nera.
Voleva dimostrare al nemico che una palla di pietra può
fare moooolto male, ma durante la prima battaglia la bombarda
assegnatali non ha sparato, rischiando di esplodere. Indomito,
si è accorto che lo stendardo della Compagnia stava
barcollando ed è corso in aiuto dell’amico stendardiere;
lui stesso però si è trovato in difficoltà
e con una sola daga ha ucciso “due grossi bastardi
molto ben armati”. Da allora tutte le sere Favella
racconta questa ed altre storie, intrattenendo amici e nuovi
incontri, tra un tiro di dadi e l’altro, che lui stesso
porta sempre e ovunque, legati alla cintura. Se vedete un
fuoco e qualcuno attorno che racconta una qualsiasi cosa,
questo è Messer Favella.

Federica “Pulzella”
Caratterizzata da un ardente desiderio di apprendere l’arte
bellica, ha appreso la pratica della spada, più per
diletto che per real bisogno. Nelle pugne in realtà
svolge lo pericoloso incarico della polvere nera, essendo
degnamente assegnata alli cannoni della Compagnia, anche se,
a detta sua, solo la colubrina le sue mani posson toccare,
perché “LI ALTRI STRUMENTI DA FOCO MI FANNO PAURA!”.
A questa forma di bellica mascolinità contrappone una
forte femminilità che tenta di ostentare in tutti li
modi possibili. In quel di della difesa del Titano, quando
lo suo omo Favella le portò in dono una scarsella saccheggiata
di ottima fattura, rispose “NON LA VOGLO ASSOLUTAMENTE!
NON SI INTONA CON LE SCARPE ET IL FODERO DELLA DAGA!”.

Diego “Lo Principe”
Uomo d’arme et adoratore del metallo, è stato
garzone presso suo padre, un esperto artigiano nella lavorazione
del ferro, e da esso ha appreso l’uso dei macchinari
che ha fatto suoi.
E’ armato di spada et una armatura di piastre che lo
copre senza lasciar spazio a tratto di pelle alcuno... questo
a sua detta poiché il sole sulla sua pelle crea germi,
contro i quali combatte ogni istante una pugna personale.
In quel dì Beseno, mentre li artiglieri facevano fuoco
sulle mura del castello, della cenere finì sulla sua
lunga chioma ed egli pronunciò la frase che valse lui
l’appellativo di principe “FERMI TUTTI! FERMATE
L’ASSEDIO! DEVO ANDARE A LAVARMI I CAPELLI!”

Claudio “Monte
Pulciano”
Uomo dalli diversi aspetti, ha dedicato la sua vita allo studio
de li animali così da poter per loro svolgere l’ardua
professione dello cerusico. In realtà chi lo conosce
è pronto a scommettere che tali studi furono intrapresi
per conoscere quale fosse la carne dal sapore più gustoso,
tesi avvalorata da una pancia che di tanto in tanto richiede
alla sua cotta di maglia una fila di anelli in più.
Abile nell’uso della spada, il suo vero diletto consiste
nell’organizzare banchetti per esaltare i successi in
battaglia. Come in quel dì di Rimini, al termine della
pugna, quando tutto era smontato e la Compagnia era pronta
per partire, egli a tarda notte tornò da un saccheggio
affermando “RIPREPARATE LE TAVOLE! HO CIPOLLA, SALSICCIE
E PORCHETTA PER TUTTI!”.
Si fece l’alba…

Monia “Maria Rosa”
Addetta all’ingrasso de la Compagnia tutta, si diletta
in imprese con farina et acqua. In quel dì della difesa
del Titano, fu scambiata dai compagni per spia nemica, tante
furono torte e mangiare vario che preparò con arte
degna del più abile cuoco di signore. Fu sorte buona
a decidere che li nemici veri non giunser: si sarebbero trovati
innanzi omini già impegnati in personali pugne con
sonno et pesantezza.
Durante li assedi la si è sentito più volte
dire “NON BRUCIATE TUTTO, VOGLIO VEDERE COSA CUCINANO!”

Oberdan
Poco avvezzo all’uso di armi et armature, fu assoldato
dalla Compagnia per la sua arte come ritrattista. In quel
dì dell’assedio di Beseno, in mancanza di omini
per l’assalto alle mura, fu affidato alla difesa ed
allo innalzare dello stendardo, ma ahinoi la sorte volle che
cadde in battaglia trafitto, si dice, da arma amica. Il colpevole
si difese dichiarando di aver lui chiesto da che parte stava,
non avendolo mai visto prima in battaglia e non sentendo che
un sibilo, come da traditore, lo trapassò. Solo pochi
giorni dopo Oberdan era già in piedi, forte di aver
recuperato tutte le energie grazie, si dice, ad una delle
torte di Maria Rosa con la quale, da quel momento, condivide
il cuore…

Neil
Fante dalle anglosassoni origini, di lui si raccontano le
abilità impareggiabili con spada e montato a cavallo.
Si narra che al termine di una pugna in terra di Francia,
un forte colpo in testa lo tramortì.
Al risveglio prese ad incamminarsi verso la sua terra, ma
avendo egli perso completamente il senso dell’orientamento,
si ritrovò al termine di un lungo girovagare in terre
malatestiane. Qui, dopo aver battuto a duello Vitellozzo in
poche battute, si guadagnò la possibilità di
unirsi ad essa..
I fatti confermano che non abbia ripreso l’ormai smarrito
senso dell’orientamento: durante una perlustrazione
del Titano si mise a guidare un carretto sulla destra della
mulattiera, e il dì delle nozze dello nostro signore
Roberto Malatesta, quando lo capitano in persona guidava una
ronda per assicurare le vie della città, egli, non
riconoscendo le strade percorse, osò riprenderlo: «Ca..pi..ta..no…
ti serve… una… car…tina?»

Lizzie
Vivandiera esperta, ha dedicato la vita ha seguire le innumerevoli
pugne dell’esercito di sua Maestà la Regina d’Inghilterra,
ritrovandosi svariate volte fuori dalle regioni anglosassoni.
Fu in una di queste occasioni che conobbe lo fante Neil del
quale s’innamorò, la stessa della battaglia in
terra di Francia ove lo fante smarrì l’orientamento.
Lei si occupò di curarlo e far lui riprendere la forze
per poi seguirlo in terre malatestiane ove si unì anch’essa
alla Compagnia.
Erroneamente convinta d’esser sol d’aiuto al suo
amore, capitò occasione nella quale Neil non poté
partecipare ad un assedio e lei si sentì colta dal
dubbio affermando «Capitano, io posso venire lo
stesso?».
|
|
|
 |
|
| contattaci |
| NEWS: |
|
In mostra a Rimini
4-15 gen 2006
Rimini
Piazza Cavour
Sala delle Colonne
-----
mostra di riproduzioni di armi, armature e oggetti
del vivere quotidiano del sec. XV |
|
|