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Le regole di cucina nella Compagnia di San Martino
Abbiamo fin qui visto la teoria, ma la truppa affamata che
torna dalla battaglia, vuol vedere anche molta pratica!!!
Visto che, anche se si ride e si scherza, si sta facendo ricostruzione
storica, la cucina deve funzionare bene e per far si che questo
avvenga occorrono delle regole...
Inutile dire che l’ingrediente principale è la
buona armonia tra chi si muove tra pentole e tavoli.
Con questo intendo rivolgermi in modo particolare alle nuove
entrate: occorre chiedere molto e osservare con attenzione.
Visto e considerato che ne sono la responsabile, per ogni
uscita penserò a un menù adatto per l’occasione
(accetto volentieri consigli) e dividerò i compiti
della spesa e della eventuale preparazione di torte tra chi
so che per certo parteciperà alla manifestazione o
tra chi ha un po’ di tempo libero.
Vorrei cercare di raccogliere più materiale possibile
riguardo alle spezie, alle attrezzature, per ampliare quello
che già ho scritto e fare dei piccoli articoletti dedicati
ogni volta a qualcosa di particolare. Per questo ho bisogno
del vostro aiuto.
Quando saremo in manifestazione, Federica e Valentina faranno
le mie veci nel caso io non fossi presente: non si tratta
solo di “anzianità” di ruoli, ma anche
di feeling lavorativo. Sono le due persone che mi sono state
maggiormente vicine durante la preparazione dei piatti sia
in manifestazione che in taverna. Spesso dirò di tagliare
carote, sbucciare mele, pestare pepe col pestello e tante
altre cose: non sono ordini, ma tutti devono sapere che sono
parole che vanno dette in quel momento a quella o quella altra
persona per la logica del lavoro. Sono cose che si devono
fare tutte le volte, come lavare i piatti o accendere il fuoco
e non devono per nessun motivo essere considerate una “punizione”.
A tutte toccherà avere le dita che odorano di aglio
o i capelli che sanno di fumo, ma siamo lì anche per
questo, per capire come arrotolare il vestito per non scottarci,
o per ingegnarci a cuocere più pietanze insieme.
Per qualsiasi problema o curiosità dovete far riferimento
a me. Ci tengo a sottolineare in modo particolare una cosa:
la spesa può e deve essere fatta anche da chi per quella
manifestazione dice di non poter partecipare. Alcuni lo hanno
fatto per il caricamento e lo scaricamento del furgone e ritengo
sia giusto farlo anche con la spesa che resta comunque un
grosso e impegnativo compito. Tra poco avremo anche uno spiedo
e una scaletta per stender vermicelli: tutto questo deve essere
un incentivo per provare nuove cose, anche con il rischio
di vederle lasciare nel piatto: non si può sempre accontentare
tutti.
Chiunque usi le attrezzature della cucina (anche gli uomini)
deve assolutamente rimetterle al loro posto appena finito.
Alla fine di ogni manifestazione, anche se stanche, dobbiamo
mettere via i piatti che, altrimenti, ci richiederanno il
doppio del tempo per essere sgrassati.
Dall’anno scorso abbiamo il nostro tavolo da lavoro
(potremmo anche fargli un segno per identificarlo subito):
quello è e deve rimanere dall’inizio alla fine
della stagione, per evitare che si scambi con qualsiasi altro
sul quale a volte capita si maneggi polvere da sparo.
Anche se non si cucina, dobbiamo rimanere attive, magari preparando
già le cose per la sera, spiegando alla gente in cosa
consiste il nostro “ruolo”, cucendo o intrecciando
lacci.
Dobbiamo tenerci da parte degli straccetti che useremo solo
noi, distinguendoli da quelli che di tanto in tanto diamo
per pulire armi e armature.
Inutile dire che bisogna evitare di lasciare in vista qualsiasi
cosa moderna, dal sacchetto della farina, alla bottiglia dell’acqua.
Concludo con l’ultima regola: dobbiamo SPERIMENTARE
, SPERIMENTARE, SPERIMENTARE...
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
GALOPPINI L., L’isola dei maccheroni, in “Medioevo”,
2003, pp.42-49
MONTANARI M., Cucina povera, cucina ricca, in “
Quaderni medievali”, LII, pp. 95-105
BENPORAT C., Cucina Italiana del Quattrocento, Città
di Castello 1996
REDON O., SABBAN F., SERVENTI S., A tavola nel Medioevo,
Bari 2000
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