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LA CUCINA NEL MEDIOEVO
di Monia Morri
Quella che voglio scrivere è la curiosa e interessante,
ma complicata storia della cucina Medioevale/Rinascimentale.
Per chi non mi conosce, dico a tutti che sono Maria Rosa,
la responsabile della cucina della nostra illustrissima Compagnia
di San Martino.
Spero che dopo la lettura di quello che sto per raccontarvi,
in molti cresca la voglia di sperimentare, e nei nuovi iscritti,
l’interesse di approfondire.
Nelle dure e lunghe giornate di battaglia, le donne dell’accampamento,
a seguito di uomini fieri delle loro scintillanti armature
e delle loro lance appuntite, pare si annoino. Sono là,
chi davanti al paiolo, chi seduta al tavolo, ma a un occhio
esperto e attento non possono sfuggire i dettagli: il paiolo
è già pieno di acqua che sta per bollire e la
donna seduta sta finemente tagliando tutte le verdure, i piatti
sono tutti ad asciugare su di un tavolo al sole e il profumo
delle spezie aleggia nell’aria.
Chiunque potrebbe pensare che si stia per preparare un bel
piatto di pasta al ragù, eppure, tutto quello che si
sta per cucinare, è frutto di una ricerca scientifica
e dettagliata: niente pomodori, niente mais, patate, peperoni,
arachidi, peperoncino, tacchino, cioccolato, caffè,
ananas, vaniglia, cachi, maionese, besciamella, soia...tante
rinunce per tante conquiste: fave, ceci, piselli, lenticchie,
aglio, cipolle, cavoli, mandorle, datteri, ciliegie, olive
nere, meloni, cocomeri, cetrioli, capperi, radicchio, spinaci,
bietole, rucola, menta, carote, lattuga, luppolo, finocchio,
frumento, panìco, segale, farro…
Per ciascuno di questi ingredienti esiste una ben precisa
inquadratura storica. Conosciamo con precisione che il pomodoro
è stato introdotto nel XVI - XVII secolo seducendo
italiani e spagnoli; è entrato con difficoltà
in Europa, non prima dell’inizio del XIX secolo, non
tralasciando il fatto che alcuni botanici tedeschi lo considerassero
addirittura una pianta tossica.
Il peperoncino ebbe un grande successo in Spagna come pianta
ornamentale e come sostituto del pepe al tempo molto più
caro; tutto ciò colpì anche l’Italia,
ma non prima del XVI secolo.
E il tacchino? Quanti di voi sapevano che fu scoperto in Messico
da Hernan Cortés e dai suoi uomini verso il
1520 e che da un trattato dello stesso anno si può
apprendere che Margherita d’Angouleme ne allevava
degli esemplari nelle sue fattorie di Navarra?
Per non annoiarvi vi ricordo solo del caffè, originario
dell’Etiopia e dello Yemen, introdotto in Europa dai
Turchi. Scatena da subito l’entusiasmo della repubblica
di Venezia nel 1570, poi di tutta l’Italia, della Marsiglia,
di Parigi. Adottato dalla Germania, dall’ Inghilterra
e da molti altri paesi europei nel XVII secolo. Lo sviluppo
del suo consumo in Europa spiega i motivi per cui le piantagioni
di caffè si sono moltiplicate a iniziare dal XVIII
secolo in diverse colonie europee, soprattutto olandesi e
inglesi.
Purtroppo o per fortuna, non possiamo portare in tavola tutto
quello che ci passa per la testa e che dipende esclusivamente
dal nostro gusto personale. L’apparente venir meno di
sapori ai quali per abitudine eravamo e continuiamo ad essere
affezionati, ha raffinato il nostro palato e ci ha avvicinato
a un gusto completamente nuovo che sa di antico e che ci permette
di giocare con accostamenti prima impensabili.
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