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In un arco si distinguono le seguenti parti:
impugnatura, flettenti, nocche, dorso, ventre e corda (nel
composito anche i ponticelli e le spalle).
I legni più usati per la costruzione
degli archi sono:
- Tasso
- Maggiociondolo
- Corniolo
- Frassino
Il Tasso è il più famoso, è
un sempreverde, al taglio ricorda le conifere, è notevolmente
flessibile ed elastico, mostra una buona resistenza alla rottura
e alla deformazione.
Il Maggiociondolo è molto elastico e resistente
alla deformazione, ma meno alla trazione, e quindi per ottenere
il massimo del risultato dovrebbe essere rivestito nella sua
faccia di pelle o tendine.
Il Corniolo è molto elastico e resistente
alla compressione; migliora se abbinato ad altri materiali,
non si presta ad essere incurvato.
Il Frassino buona elasticità, flessibilità
e resistenza alla compressione, si presta alla curvatura.
Indispensabile accessorio dell’arco è la
freccia.
Nella freccia si distinguono:
- Asta
- Punta
- Impennatura
- Cocca
Per la realizzazione dell’asta i legni
più usati sono il cedro, il nocciolo, il tiglio, il
frassino. Le aste venivano costruite in gran numero e con
procedimenti di tipo industriale.
Nell’attività venatoria si usavano aste molto
robuste, più delle nostre moderne, dotate di punta
pesante in modo tale che, a distanza ravvicinata, riuscivano
a conficcarsi in profondità in un animale in corsa
.
Un arco potente necessita di aste rigide; in linea di massima
una freccia troppo morbida tende a volare verso destra, mentre
una troppo rigida verso sinistra, per un tiratore desto.
La punta era essenzialmente di tre tipi:
ad uso militare, uso venatorio, per gare di tiro al bersaglio.
Le prime erano solitamente a forma di piramide, piccole di
sezione ma molto robuste, spesso recanti sulle superfici degli
sgusci atti a scardinare gli aneli di maglia di ferro. Venivano
fissate all’asta mediante un peduncolo metallico che
s’infiggeva nel legno o con una rientranza conica ove
si inseriva il legno; si aggiungeva, come collante, la pece.
Le seconde sono molto più varie: le più strane
sono quelle forcute in uso per la caccia ai grossi volatili,
che troncando ali o altro provocavano l’immediata debilitazione
necessaria alla cattura, oppure quelle dette tozze, cioè
a bottone, in modo tale da stordire/fratturare il volatile
e farlo cadere. Per gli animali di grandi dimensioni si usavano
punte larghe anche con tre o quattro cuspidi, forse usate
anche in battaglia contro i cavalli.
Le ultime erano strutturate in modo tale da favorire il recupero
dal bersaglio.
Il compito dell’impennatura era migliorare
il volo della freccia e stabilizzarne la traiettoria; le impennature
sostengono la parte posteriore della freccia e la obbligano
a volare con la punta rivolta verso il bersaglio.
Le penne devono essere tre, disposte a cento venti gradi.
Le frecce militari avevano un’impennatura di media grandezza
ed essendo destinate a perdersi a volte erano molto poco curate,
a volte appena legate in testa e in coda giusto per stabilizzare
un unico tiro.
La cocca serve a facilitare l’appoggio
della freccia sulla corda, le aste vengono provviste di un
incastro nella parte opposta alla punta, a volte vengono rinforzate
con dei giri di filo.
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