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I COLORI delle vesti erano molto vivaci, come ci testimoniano le pitture e le miniature quattrocentesche: frequentemente rappresentate sono diverse tonalità dell’azzurro, del rosso, del verde, ad esempio. Va però sottolineato che i colori erano caratterizzati anche da una forte valenza simbolica: ad esempio, il bianco era il colore della purezza, il verde era simbolo della giovinezza e della forza, il nero era il colore del lutto, alle donne di una certa età erano consone vesti scure, mentre il giallo era il colore degli emarginati e degli ebrei.
Tra gli ACCESSORI dell’abbigliamento femminile possiamo ricordare i ‘pannicelli’ da collo o da naso; le cinture di cuoio o di tessuto, allacciate in vita o sotto il seno, a cui venivano appese talvolta coltellini o cucchiai, ma più frequentemente borse di lana o velluto, di vari colori e fogge (i modelli prendevano il nome dal luogo d’origine, così abbiamo nei documenti borse ‘alla veneziana’, ‘alla ferrarese’ o ‘alla franciesca’, ad esempio), indispensabili dal momento che gli abiti non avevano le tasche!
Le ACCONCIATURE femminili del Quattrocento sono estremamente varie e, a giudicare dai dipinti rimastici, non si avvicendano col susseguirsi degli anni, quindi pare che la scelta dell’acconciatura rispondesse solo al gusto personale.
In generale possiamo dire che le fanciulle e le giovani donne “in cerca di marito” portavano la capigliatura sparsa sulle spalle oppure raccolta con cordelle in una lunga treccia detta coazzone (trenzale è invece il nastro che lega i capelli cadenti in una lunga coda).
Nella seconda metà del XV secolo la pettinatura più comune per le giovani donne dei ceti abbienti è quella con i capelli scompartiti sulla fronte in due bande lisce che partono dalle tempie e una massa di capelli che si raccolgono sulla nuca in trecce o rotoli, con corte ciocche di capelli piccole e leggere che ricadono sulle guance incorniciandole.
Attorno al capo poteva essere posto, come nel celebre dipinto della Dama con l’ermellino di Leonardo, un sottile cordone nero o colorato (detto lenza), che spesso regge sulla fronte un gioiello e si annoda dietro con un nodo a farfalla.
Acconciature più elaborate venivano poi sfoggiate dalle ricche dame del Quattrocento: dal mazzocco (imbottitura a forma di pannocchia che serviva a rialzare la pettinatura) alla sella (acconciatura di origine fiamminga o francese, che si diffonde in Italia – soprattutto nelle regioni settentrionali – attorno al 1450 e resta in voga per più di un ventennio, costituita da altissime corna in mezzo alle quali veniva steso il cappuccio, con la foggia da un lato e il becchetto ricadente sul lato opposto), dal corno (i capelli vengono racchiusi in un lungo corno con un velo che ricade libero e ondeggiante dalla punta) al balzo (fastosa acconciatura rotondeggiante, tipicamente italiana, formata da tessuti preziosi ravvolti a modo di turbante), alle semplici ma sontuosissime ghirlande di penne di pavone, fiori smaltati, foglie dorate e perle.
Al contrario, le donne delle classi popolari, ovviamente, non si adornavano con acconciature ricche ed elaborate come quelle appena descritte.
Potevano indossare sul capo una cuffia di lino o cotone, che incorniciava il viso scendendo lungo le guance con due lembi, poi legati a nastro sotto il mento, oppure raccogliere i capelli in semplici pezze di tessuto avvolte attorno al capo a modo di turbante, o infine lasciarli sciolti con scriminatura centrale.
Le donne non più giovani e obbligatoriamente monache e vedove portavano il velo.
Un gioiello amato dalle donne del popolo e tipico del quattrocento italiano pare essere stato il vezzo di corallo naturale appeso con una catenella al collo. Ben documentato è anche l’uso di adornarsi con anelli molto semplici (spesso due per dito).

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29 e 30
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