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L’ABBIGLIAMENTO FEMMINILE POPOLARE
NELLA SECONDA META’ DEL XV SECOLO

di Chiara Andrenacci

I documenti iconografici trecenteschi ci mostrano dame con la fronte resa più spaziosa dalla depilazione, con alte acconciature, riccamente abbigliate con vesti strette da cinture sotto il petto e ricadenti verticalmente, vesti dalle maniche amplissime (lunghe quasi fino a terra tanto da sembrare ali) e con lunghi strascichi da cui spuntano scarpe a punta.
Il costume quattrocentesco (abbigliamento - accessori - acconciature), soprattutto nella seconda metà del secolo, è improntato invece ad una maggiore armonia e misura: le vesti sono modellate sulle naturali proporzioni del corpo.

             
Particolari della Nascita di Maria, dipinta da Ghirlandaio nel 148690
nel coro della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.

Caratteristica quattrocentesca è anche la diffusione della biancheria intima e la tendenza ad indossare più indumenti contemporaneamente.
Lo studio del costume femminile quattrocentesco si basa sullo spoglio di atti giuridici dell’epoca, dalle scritture private quali ad esempio i testamenti e gli inventari post mortem (1), alle normative pubbliche come le leggi suntuarie emanate dai signori per limitare il lusso all’interno delle famiglie nobiliari e dell’agiata borghesia cittadina; risulta utile anche e soprattutto l’analisi delle numerose testimonianze fornite dalla pittura del XV secolo (tra gli altri Ghirlandaio, Piero della Francesca, Mantegna).
Essendo queste le fonti disponibili, è evidente che si ha una buona documentazione degli aspetti anche di dettaglio concernenti l’abbigliamento, le acconciature e gli accessori personali delle donne appartenenti a ceti sociali privilegiati, mentre scarse e sporadiche sono le testimonianze riferibili al costume femminile popolare.
Si può affermare, tuttavia, che nel Quattrocento le fogge dei capi di abbigliamento erano abbastanza uniformi per tutti i ceti sociali; il diverso grado di rilevanza economica e sociale dell’individuo era quindi indicato dal maggior pregio del tessuto con cui l’abito era stato confezionato e dalla ricchezza degli ornamenti preziosi che lo abbellivano. L’abito aveva per tanto un’importanza fondamentale nel Quattrocento, perché con la sua stessa foggia, consistenza, ricchezza e colore palesava la maggiore o minore considerazione dell’individuo nella vita collettiva e nella gerarchia del potere.


(1) Si tratta di un particolare atto giuridico tipico dal Quattrocento: alla morte di un personaggio della famiglia, entro 5 giorni gli eredi dovevano compilare un inventario dei beni posseduti dal defunto (per evitare controversie sulla successione), così un notaio passava in rassegna ogni stanza della casa ed appuntava la presenza di suppellettili domestiche, elementi d'arredo, vestiario e tutto quanto vi si trovava.
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